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Chi è Beppe?

Mi ritengo una persona curiosa, da sempre.

Lo sono sempre stato, nelle passioni che assecondavo da bambino, in quelle che ho sposato crescendo e negli interessi che ho scelto di sviluppare da adulto.

Sono sempre stato a caccia di cose che mi piacessero, e quando le incontravo facevo di tutto per provare a cimentarmici.

Ho fatto cosi con lo sport, poi con la musica e infine col mondo della produzione contenuti.

Non sono mai stato fermo e non mi sono mai preoccupato di essere realmente pronto, o di avere, sulla carta, tutte le competenze per mettermi in gioco nelle mie passioni.

Questo credo mi abbia dato delle possibilità che, diversamente, non avrei mai avuto.

Per cosa lotti?

Sono cresciuto nell’emisfero del mondo “fortunato”, in una città sviluppata, all’interno di un nucleo familiare non privo di complicazioni ma “sano”.

Quando le premesse sono queste, la lotta più concreta che si possa condurre è quella contro la versione mediocre di sé, quella che ognuno riesce a intravedere dentro di sé, e che deve tenere a bada per tutta la vita. 

Quella che non ti motiva, che ti sfiducia, che ti accomoda, che ti impedisce di metterti in gioco per davvero, che ti porta a soffermarti solo sul tuo orticello di confort zone.

Ritengo sia la stessa parte di noi che ci impedisce di rispettare il prossimo, comprendere le regole del gioco e avere un minimo di sensibilità rispetto al concetto di "bene comune".

È tutt’altro che una battaglia semplice.

Quale è la tua rivoluzione?

Mi piace pensare che essere rivoluzionari significhi riuscire a portare avanti una causa molto più ampia di quella che generalmente conduciamo nella nostra quotidianità.

Con un pizzico di autoironia, mi piacerebbe che attraverso il racconto del mio percorso, a prescindere dal settore in cui lavoro, possa contribuire a minare qualche preconcetto che invece ancora dilaga.

Penso alle eccessive richieste di formazione per cimentarsi in una qualsiasi attività, che sia questa artistica, personale, o d’impresa. Ho studiato Economia e il videomaking lo guardavo di notte sui tutorial YouTube. Credo, inoltre, che occorra superare la tendenza alla scarsa consapevolezza delle proprie capacità; troppo spesso aspettiamo che siano “i grandi” a dirci che siamo pronti, io credo invece che, nonostante si sia giovani e senza esperienza, si debba avere le palle di rischiare; se pur con consapevolezza.

Credo poi che debba essere superata quell’enorme illusione per cui, nell’epoca dei Social, sia sufficiente la sola gestione e cura della propria immagine, senza che questa sia supportata da un reale percorso di lavoro. Nonostante questo non sia sempre visibile, e traducibile in immagine, resta il presupposto essenziale.

A chi/cosa ti ispiri?

A mio padre. Che nella vita fa tutt’altro, che è partito da una situazione differente, in un paese differente, che ha fatto un percorso differente, con soddisfazione ed errori differenti. L’ispirazione viene da atteggiamenti e valori condivisi che prescindono il cosa, il come e il quando.

In che modo si può essere ribelli oggi?

Oggi secondo me è necessario dare un nuovo volto al concetto di Ribellione. 

Non esiste ribellione che distrugga senza saper ricostruire, e che non sia in grado di sostenere la fatica che far questo, inevitabilmente, comporta. Credo esista, invece, una nuova ribellione personale, silenziosa e consapevole, che ognuno di noi può condurre nella sua quotidianità, col proprio senso critico, nella scelta di ciò che facciamo, nelle opportunità che ci diamo, e in tutto ciò che scegliamo per la nostra vita.

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